Una filiera autosufficiente che riesce a soddisfare al 100% il fabbisogno del paese, che produce emissioni di gas serra trascurabili, attenta al benessere animale ed alla tutela dell’ambiente. E’ la filiera avicola che occupa oltre 55.000 addetti e fornisce una carne ad elevato valore nutritivo con proteine a basso costo e a basso contenuto di grassi (2%), mentre le uova sono il prodotto a più alta digeribilità e valore biologico.

Una filiera che ha lavorato moltissimo negli ultimi anni, in accordo con la comunità scientifica nazionale ed internazionale, per affrontare le sfide della Sostenibilità e del Benessere animale e oggi è in grado di offrire al consumatore  prodotti diversi sulla base di differenziazione dei sistemi e delle linee di allevamento.

Questo il quadro tracciato dall’intervento del Professore Martino Cassandro, presidente della sezione italiana del WPSA, l’Associazione scientifica di Avicoltura, che ha aperto la tavola rotonda su Sostenibilità e benessere animale nella moderna filiera avicola, un momento di approfondimento moderato dalla giornalista di Mark Up Raffella Quadretti. Al forum che si è tenuto alla Borsa avicola di Forli hanno partecipato alcune tra le maggiori aziende del settore.

“La filiera avicola italiana è un settore di eccellenza – ha dichiarato il professor Cassandro – è una filiera integrata verticalmente e grazie a questa integrazione è riuscita nel tempo ad affrontare problemi e criticità.  Oggi possiamo senza dubbio definirla sostenibile  e in grado di tutelare il benessere animale grazie anche a un lavoro impegnativo  portato avanti con la comunità scientifica nazionale ed internazionale”.

Ma il consumatore  cosa percepisce di queste buone pratiche? E  i produttori sanno interpretare le nuove esigenze di un consumo più consapevole e attento e le richieste provenienti da nuovi stili alimentari? In sostanza  la filiera riesce a comunicare  il valore del suo prodotto  in ottica di sicurezza e sostenibilità o piuttosto c’è ancora un forte gap di conoscenza ? E, elemento  non secondario, i produttori sanno cosa vuole oggi  il consumatore?

Su questi interrogativi si sono confrontati i partecipanti alla tavola rotonda portando l’esperienza  di comunicazione e marketing delle loro aziende.

Per Emiliano Di Lullo Direttore marketing AMADORI  il consumatore chiede qualità, freschezza, tracciabilità e oggi sempre di più  anche l’italianità di ciò che mangia.  Come risponde Amadori?  “ Noi come Amadori abbiamo cercato di rispondere alle domande del consumatore con le nostre filiere di alta qualità (Qualità 10+, Il Campese, Bio),   di diminuire il gap conoscitivo dei consumatori con campagne pubblicitarie in Tv che dialogano in modo emozionale con gli italiani, cercando di comprendere cosa passa del messaggio al consumatore e cosa rimane in termini di percepito per genuinità e sicurezza del prodotto. Investiamo ogni anno nell’informare i nostri vari stakeholders, come ad esempio il mondo dei media e le comunità dei territori in cui operiamo. Riteniamo necessario che tutta la filiera avicola si impegni insieme, per questo Fieravicola può essere uno strumento importante se si pone anche l’obiettivo, oltre a quello commerciale,  di  divulgare il valore e le eccellenze dell’avicoltura italiana”.

Il gap di conoscenza nel target giovane rischia di diventare una voragine, se pensiamo che le giovani generazioni non hanno nemmeno più il sostegno dell’esperienza diretta di un pollo nell’aia  o nella cucina della nonna,  come ha sottolineato Antonio Montanari  di MARTINI:  “La scarsa conoscenza o la percezione distorta, soprattutto nei più giovani, richiede  da parte nostra un impegno costante. Dobbiamo insistere a raccontare il sistema produttivo italiano, anche attraverso ciò  che ogni giorno si fa in azienda,  raccontare le nostre buone pratiche, l’esperienza di chi ci lavora da tempo e sa trasmetterla agli ultimi arrivati. Il sistema avicolo  italiano è un sistema controllato e sicuro, certo non perfetto, ma occorre raccontarlo senza sosta”.

Giancarlo Guidi dell’Agricola Guidi, una delle prime a produrre antbiotic free: “Inizialmente il benessere animale è stato percepito come un problema, quando abbiamo modificato questo approccio il nostro impegno ci ha portati a proporre un nuovo prodotto e a impostare tutta la nostra attività in un’ottica di sostenibilità ambientale e sicurezza.  Per comunicare il valore di questo impegno sono state di grande importanza le certificazioni,  vero pilastro a garanzia di tutto il sistema”.

Passando dalla carne alle uova, la parola è andata a Siro Lionello, presidente di Gruppo Eurovo, che ha approfondito i messaggi di rilievo nella comunicazione rivolta ai propri consumatori: “Siamo molto attenti alla sostenibilità della nostra produzione, all’ambiente, al benessere animale, al tipo di alimentazione delle galline, alla sicurezza sanitaria degli allevamenti, alla riduzione dei consumi d’acqua e allo smaltimento dei rifiuti. Parole chiave sono sempre sostenibilità, ambiente e qualità”.

Infine la parola alla grande distribuzione  (in prima linea a interpretare i desiderata e le sensibilità dei consumatori) Massimiliano Lazzari di Coop Italia che ha   sottolineato come  la Gdo abbia  fatto spesso da apripista su sostenibilità e benessere,  illustrando l’impegno di Coop a migliorare le condizioni di allevamento degli animali  e per eliminare o ridurre l’uso di antibiotici. “Così si può contrastare l’aumento di batteri resistenti e dare alle persone una garanzia in più per la loro salute. Per questo il benessere animale è nell’interesse di tutti, mantenendo una proposta di convenienza grazie anche alla collaborazione coi produttori italiani”.